Tanti intolleranti al lattosio non lo sono affatto

Tanti intolleranti al lattosio non lo sono affatto
L’ipolattasia, condizione abbastanza frequente nella popolazione che non fa uso
regolare di latte, è una bassa produzione, da parte delle cellule che rivestono
l’interno dell’intestino, di lattasi. La lattasi è l’enzima che permette la completa
digestione del lattosio, zucchero presente nel latte. Il lattosio che così permane
indigerito nel lume intestinale può, in alcuni casi, produrre sintomatologia (diarrea,
dolori addominali, flatulenza o gonfiore).
L’ipolattasia si distingue in primaria e secondaria. La primaria è la forma più diffusa
ed una predisposizione su base ereditaria a far diminuire molto (fino al 5-10%
dell’attività iniziale, comunque ottima) la capacità di produrre lattasi dopo
l’allattamento.
La secondaria è una condizione transitoria, dovuta alla perdita, più o meno
importante, della capacità di digerire il lattosio in seguito alla compromissione
dell’orletto a spazzola dell’intestino per disturbi transitori del tratto digerente
come, ad esempio, nel caso di gastroenteriti, di per sé anche asintomatiche, o
semplici alterazioni dell’ambiente intestinale o irritazioni della mucosa intestinale per
una cattiva alimentazione.
L’ipolattasia può manifestarsi clinicamente con due condizioni: il malassorbimento o
la vera intolleranza.
Nel primo caso (malassorbimento) solo una piccola frazione di lattosio non viene
assorbito e passa nel colon dove generalmente non provoca, di per sé,
sintomatologia.
Nel caso di intolleranza si hanno sintomi, comunque di breve durata e limitati al
tratto digerente. Chiaramente la differenza tra le due situazioni può essere dovuta
anche agli altri alimenti ingeriti insieme o prima del latte. Infatti, ad esempio, la
sintomatologia si può ridurre o sparire in presenza di un pasto ricco di
energia.
Una cattiva alimentazione può invece alterare la mucosa e la motilità intestinale e
fare in modo che anche piccole quantità di lattosio diano sintomi, di cui magari si dà
la colpa ad una presunta intolleranza la latte mentre invece è tutta attribuibile
allo stato pietoso in cui versa tutto il sistema digerente.
La vera diagnosi di intolleranza al lattosio andrebbe perciò effettuata con test
genetici (ma non quelli comunemente chiamati “di intolleranza”) o con il breath-test
(test del respiro). Spesso succede perciò che quando un soggetto assolutamente non abituato ad
assumere latte quotidianamente, e quindi non particolarmente dotato di lattasi,
con un intestino un po’ in disordine, per quanto asintomatico, assume del latte,
ne ricava una fastidiosa sintomatologia e si autodiagnostica l’intolleranza al latte.
Essere intolleranti al lattosio non deve però indurre un individuo a pensare che per
lui il lattosio vada completamente abolito dalla dieta (come nel caso di allergia alle
proteine latte), anzi.
Infatti la produzione di lattasi può essere stimolata proprio dall’introduzione
regolare di piccole quantità di lattosio, come quella contenuta in un 250ml di
latte, o di quantità inizialmente inferiori, badando soprattutto a seguire una corretta
alimentazione.
I consigli dell’esperto – Dott. De Angelis

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